Il meshuggah dello shtetl
Immersi nel buio di un sogno senza ali. Il passo lieve non dimentica le mille voci che lo hanno attraversato. Improvviso risolve ogni amaro conflitto. Nella speranza per ciò che assale, ecco il dubbio per ciò che scompare. Incredibile meta, imprevedibile attesa.
La finestra rimane vuota e scarna, di fronte all'oblio di chi dimentica per sopravvivere, e si dipinge il volto di un sorriso che non brilla.
Sottile gioco di luci ed ombre, nel mattino che come per magia si lascia cadere lentamente. Un raggio di sole. E la pioggia a seguire.
Inseguo i volti, stringo le mani di chi incontro sul mio cammino. A volte le parole si fanno ghiaccio, e fendono il viso come spilli acuminati.
Cammino, fino a dove resiste la notte, fino a quando sopravvive il dolore.
Cammino, con il passo lento di chi conosce la meta.
Nulla si sposta, tutto ci attraversa, nell'insicuro momento che precede l'estasi e l'addio.
Notte,
questa notte non ti sopporto
Gravida di sogno
Arida di speranza
Attendo che l'Angelo
di nuovo bussi alla mia porta
Notte spietata
senza un lamento
cogli l'essenza
e lacera l'oblio
perchè questo Tempo
sia solo un ricordo
perchè questo Spazio
sia solo un invisibile punto
Notte verticale,
porta con te ogni umano delirio
cancella il suono della tua voce
e lasciati vibrare
come le stelle appese al cielo
Un rumore che sembrava impossibile da fermare. E poi silenzio. Ascoltare immobili gli scricchiolii del proprio corpo. Assistere inermi al continuo rimescolamento di emozioni e sensazioni.
Dove sei?
Ti ho perso. Proprio oggi. Tornerai. Forse un giorno.
Forse.
Anche se non sarò più qui ad aspettarti.
Mi alzo intorpidita da questo continuo scorrere di pagine. Intorno non c’è più niente, solo la mia rassicurante realtà virtuale. Fare i conti con un mondo indistinto, fatto di pixel e di matrici, di codici binari e programmi interattivi. Sono qui, con un monitor che consuma inesorabilmente il mio sguardo, in netto contrasto con l’avvenire là fuori. Non posso alzarmi da questa sedia. Non posso alzarmi. Non posso.
Potresti arrivare. Bussare con fare disinvolto alla porta della mia stanza. Mi aggiro per la casa. Incerta disegno ghirigori senza senso sulle pareti del salotto. Intorno solo silenzio.
Il mio corpo reclama riposo, più non si accontenta di questa innaturale costrizione. Costrizione fatta di libri e tastiere troppo spesso utilizzate. Rattrappita non riesco più nemmeno a piangere.
Il terrore non mi spaventa, l’ingiustizia non mi accalora, mi muovo inerte credendomi inerme. Ormai i circuiti di questa elettronica salvifica hanno invaso i miei tessuti. Sono un essere senza sentimento né forma. Lo scandalo non mi tocca, la pietra gettata contro gli innocenti non mi fa sussultare di solidarietà.
Gioco semplicemente con le parole, in ruvidi gesti che trasformano una frase in un’accozzaglia inebriante di scomode verità.
Cos’è questo se non un momento nell’instabilità?
La grande lezione della vita moderna.
Parlare del niente, circondandosi del tutto rassicurante.
Sfruttare le doti, seppur carenti. Decimare le sostanze, esaltare le apparenze.
Dove arriva il tuo pensiero? Alla sorgente del delirio. Alla sorgente del vuoto. Dove le stelle non girano più e si dilatano nello spazio cosmico.
E dove arriva l’azione? Non parte nemmeno. Troppo impaurita da questo buco nero che inghiotte tutte le buone intenzioni. Perché scoprire l’essenza è mettersi a nudo, e mettersi a nudo è perdere in partenza.
Dove arriva l’ambizione? Supera il lecito, viaggia siderale nel mondo dove tutto è consentito. Anche l’insano gesto, anche l’insana passione.
Esercizio di stile, formattazione mentale. Inquadramento sensoriale, eccitante esibizione. Io sono il meglio, è la scritta che lampeggia nel cielo, invisibile a tutti tranne che a se stessi. Sfruttiamo il momento, è l’era delle grandi occasioni.
Prendi tre, paghi due, mentre le Parche tagliano il cordone ombelicale della memoria.
Cosa vuol dire? Nessuno lo sa. Nemmeno il genio nel suo cervello efferato. Nemmeno l’ignorante nel suo braccio possente. Viviamo. Forse per gioco, forse per niente.
E questo cos’è? Afferro le gocce di pioggia, cercando la prima forma che è caduta dal cielo. Evapora lesta tra le mie mani sporche. Assaporo il vento, che scompiglia fastidioso i miei capelli e mi sussurra ciò che mai è stato detto.
E cos’è questo?
Cos’è questo se non un momento nell’instabilità?
Come sempre torno sui miei passi.
Dopo aver promesso che non avrei mai pubblicato questo racconto, in questa serata in cui tutto crolla sento l'esigenza di urlarlo contro tutto questo silenzio che mi circonda.
UNSENT

Continua. Non smettere. Non smettere mai più.
Feriscimi. Colpisci.
Labbra blu risuona nell’aria.
Come potrei dirtelo? Come potrei dirti ciò che provo veramente? Cammino solitaria alla ricerca delle giuste parole. Ti vedo, ti vedo ovunque. In una nuvola, in un fiore, in un sasso, in una vetrina che mi riflette nel silenzio. Ti sento in ogni canzone. Tutto questo rimane nascosto… E’ rimasto nascosto per troppo tempo.
La sigaretta brucia mentre tutto si dissolve e si bagna di dolore.
Dove sei stata? Non sono mai riuscita a pronunciare il tuo nome. Non sono mai riuscita ad ammettere, ammettere che mi sei entrata dentro al cuore, ammettere che da quando ti conosco nulla più è come prima.
Ammettere che ogni tuo abbraccio è un brivido lungo la schiena, ammettere che ogni tuo sorriso riempie di gioia la mia anima, ammettere che in ogni momento sei al mio fianco, che tu lo voglia o no.
C’è una ferita in fondo al cuore, grande come non l’hai vista mai.
E sanguina, splendida zampilla nella notte che mi avvolge. Vorrei donarti questo mio eterno silenzio. Vorrei donarti questa mia inconcludente storia. Ti scrivo da lontano un racconto che mai leggerai.
La nostra essenza è un film in bianco e nero, girato nella nebbia di una città senza nome, pieno di silenzi e di eterne attese, colmo di porte chiuse e abbracci nelle notti disperate.
La nostra essenza è un arcobaleno che muore dopo un solo istante, è una pellicola che gira lenta e si sfuoca dissolvendosi nel nero dei titoli di coda.
La nostra essenza è una metropoli in fermento, che all’improvviso si ferma, annientata da tanta sconvolgente immensità.
Guarda il sangue e il suo colore… è bellissima.
E mi getto nel blu del nostro mare, nel nero della nostra esistenza, in tutto ciò che siamo e che sempre insieme saremo. Ti vedo adesso, nello specchio del mio inconscio. Ti sussurro le parole di questa canzone.
E la tua voce è come l’oceano… delicata arriva alle mie orecchie e si sprigiona lieve come il sole nei giorni di primavera.
Non saprai mai quanto ti ho amata. Non saprai mai quanto vorrei, almeno per un momento, essere parte di te. Non saprai mai quanto vedo di te in un tramonto, in un’alba emozionante e in una nebbia che mai si dirada. Non saprai mai quanto ogni canzone porta con sé il tuo nome. Non saprai mai che sì, per te darei anche la vita, se fosse necessario.
Non sai quanta solitudine provoca il non potersi rivelare mai, fluttuando come gli armonici in quel luogo e in quel tempo che pochi riescono a percepire. Non sai quanta poesia c’è adesso nell’aria. Non sai quanta amarezza può sgorgare dal cuore, non sai quanto amore può esserci in un corpo fragile come il mio.
Non sai quante lacrime piangerò per te, adesso e per sempre, oggi e domani, nel nulla che pian piano ci circonda.
Guarda adesso come piove sulle mie labbra blu.
Voltati, voltati adesso, voltati un solo istante.
Voltati e guardami.
Poi torna a camminare come se non ci fossi mai stata.
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c’è. Ma ogni cosa è una ferita che mi ricorda te.
"L'angelo mi guarda e grida.
Grida.
Grida.
Grida."
Scappa e senza fiato corri sublime nel vento.
Le parole sono solo fili colorati che si ingarbugliano prima di morire.
Le parole sono solo coriandoli che volteggiano lentamente prima di sporcarsi a terra.
Ho perso il momento. Sta ancora vagando nel buio e non trova la strada per tornare.
I pensieri sono solo gomitoli di tempo che si allontana lesto dalla vita e dalla morte.
I pensieri sono solo notti e albe troppo lunghe per poterle dimenticare.
Sfiorami adesso, se puoi.
Accarezzami un solo istante, per placare questo tormento.
Questo è solo un deserto d'amore. Che ci sfinisce e ci consuma.
Le gocce di pioggia sono solo scintille di un cielo che triste ci osserva soffrire.
Le gocce di pioggia sono solo barche alla deriva in un mare blu cobalto che ci annega improvviso.
Se mi fermo ti perdo.
Se mi muovo ti perdo.
Se ti amo ti perdo.
Se ti odio ti perdo.
Il mio cuore è solo un gioiello mezzo scheggiato dall’esistenza.
Il mio cuore è solo un pezzo di ghiaccio che aspetta le tue mani per sciogliersi ancora.

Fantasia...
Dov'è finita la lacrima che lascia tracce indelebili su fogli troppo sottili da riuscire a resistere a così tanta follia? Rube le forme e i sentimenti, riassestandoli con mano sapiente. Distruggo i colori e ne invento di nuovi, lassù, nel cielo infinito delle possibilità.
Fantasia...
Pazzia che vola su ali di farfalla e si posa inconcludente sul mio stanco viso. Mi solletica incurante del cinico dolore. Il vento sussurra parole ormai morte, appartenenti ad un passato che si fa presente e fluttua di ricordi e passioni.
Fantasia...
Il cielo si muove ruzzola lesto tra le lenzuola e mi circonda di spazio infinito.
Afferro... Che cosa afferro? Il tutto, o forse il niente... Ogni oggetto si muove... l'angelo simmetrico sorride da dietro la porta. "Ti incontro di nuovo nel delirio dell'esistenza...", bisbiglia guardandomi immobile e a braccia incrociate.
Il tempo scompare, e lo spazio con lui. Fisso ogni attimo con devastante rassegnazione.
L'acqua evapora e scompare.
Di nuovo silenzio.
Fuori e dentro di me.