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lunedì, 29 maggio 2006

HOLY SMOKE

Sorseggiando un caffè bollente scorgeva la schiuma tutt'intorno alla tazzina e i fondi neri galleggianti su ciò che rimaneva del liquido. Spirali marroni, così diverse l'una dall'altra, si susseguivano senza cognizione di causa.

Studiò a lungo quel pacchetto di sigarette ancora chiuso. Ormai era un anno che aveva smesso di fumare. Annusandolo non percepiva nessun odore, a parte quello della tentazione. Non si può smettere di fumare, si può solo interrompere quel sacro rito per un tempo che può essere breve o lungo, a seconda... A seconda. Punto e basta.

Bastava lacerare quella sottile striscia di carta, e lo fece. Ma non sollevò la linguetta. Rimase a contemplare quel candido pacchetto e, ora sì, si perse nell'annusare quell'odorosissimo tabacco.

Perchè la sigaretta era un tocco in più nella sua identità. Fumava come fumano gli artisti, leggendo un libro o scrivendo un nuovo racconto. Fumava sulle panchine delle stazioni in attesa dell'ennesimo treno, fumava per non pensare alla disperazione. Non avrebbe mai fumato per il piacere di farlo, perchè fumare non era nessun piacere, era una proiezione di... Una proiezione. Punto e basta.

Estrasse la linguetta argentata. Eccole lì, pronte a morire una dopo l'altra.

Qual'è il peso del fumo? Quanto pesano quelle spirali che ricordano da vicino quelle del caffè appena sceso dal filtro? Il fumo non è leggero, pesa come un macigno, soffia via la tristezza, allontana la sofferenza, e poi ti fa volare, con l'aria nei polmoni e finalmente un gran bel vuoto in testa.

Avvicinò il filtro alla bocca e accese l'accendino. Inspirò, ed il tabacco divenne rosso incandescente. Continuò ad inspirare finchè la stanza non divenne color del fumo. Finchè la stanza non divenne più leggera. Leggera come... Leggera. Punto e basta.

postato da: Shlimazl alle ore 20:45 | link | commenti (1)
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mercoledì, 24 maggio 2006

Tempo frenetico. Folle corsa verso un nulla che non esiste, ma in ogni caso persiste.

Il treno mi porta a casa - è il quarto treno che prendo oggi - in un susseguirsi senza fine di viaggi immobili ed affamati. Mi sposto senza eleganza, al riparo dalla quotidianità, per paura di cadere nella rete del "già visto". Non voglio adagiarmi - come facevo anni fa - correrei il rischio di immobilizzarmi per sempre. Meglio lasciarsi trasportare chilometro dopo chilometro verso universi di sensazioni improvvise ed inedite. Meglio morire ad ogni arrivo, e rinascere ad ogni partenza, nell'infinito viaggio tra campi e metropoli. Meglio scrivere con mano incerta mentre il mondo scorre veloce - vivere finalmente nell'assenza e per la continua esperienza.

Il pensiero si fa concreto, sorge improvviso e si incolla a questi lunghi giorni. Strade, vicoli, migliaia di suoni e odori.

Lascio in ogni luogo dei pezzi di me e rubo senza farmi notare piccole caleidoscopiche emozioni, che ritrovo sempre al calar della sera.

Quando il tramonto spande nell'aria il profumo dell'erba che respira, quando il sole si infuoca e le cicale cantano felici, confesso a me stessa, viaggiatrice stanca, che il cielo cambia ogni istante se lo sai osservare da un treno in corsa...

postato da: Shlimazl alle ore 10:12 | link | commenti (2)
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giovedì, 18 maggio 2006

TITOLO: RIFLETTENDO SULL’ARTE SCRITTORIA, SUGLI ESERCIZI DI STILE, SULLE IMPROVVISAZIONI LETTERARIE, MI CHIEDEVO QUALE FOSSE IL RACCONTO PIU’ CORTO NELLA STORIA DELLA LETTERATURA MONDIALE. MA L’AGGETTIVO “CORTO”, IN QUESTO CASO, DEVE VALERE IN ASSOLUTO, NEL SENSO CHE IL SUDDETTO RACCONTO SI DEVE DISCOSTARE DA TUTTI GLI ALTRI PER UN CONSIDEREVOLE NUMERO DI PAROLE. SE CI FOSSERO, AMMETTIAMO, UN RACCONTO DA DIECI PAROLE E UNO DA UNDICI, NON POTREMMMO DEFINIRE QUELLO DA DIECI PAROLE IL RACCONTO PIU’ CORTO DEL MONDO, DATO CHE SI DISCOSTA DAL SUCCESSIVO DI UNA SOLA UNITA’.

E POI COME SI FA A RIASSUMERE UN RACCONTO INTERO IN COSI’ POCHE PAROLE? UN RACCONTO DEVE AVERE UN INIZIO, UNO SVILUPPO, UNA FINE, UN SOGGETTO E UN PREDICATO. SE VOGLIAMO UN RACCONTO DI LUSSO POTREMMO ESIGERE DA ESSO UN INSEGNAMENTO, PERLOMENO VORREMMO CHE QUESTO RACCONTO CI FACESSE RIFLETTERE.

E MENTRE PENSAVO A CHI AVESSE SCRITTO IL RACCONTO PIU’ BREVE DELL’INTERA LETTERATURA MONDIALE HO AVUTO L’ILLUMINAZIONE. HO AVUTO QUELL’INTUIZIONE SCIENTIFICA CHE TI PERMETTE DI RISOLVERE UNA EQUAZIONE AGGIUNGENDO E TOGLIENDO UN TERMINE DA UNA PARTE E DALL’ALTRA DEL SEGNO DI UGUALE. PROCEDIMENTO INSOLITO, MA CHE DA’ SEMPRE I SUOI FRUTTI.

COSI’ HO CAPITO. HO CAPITO CHE IO, PROPRIO IO, SCRIVERO’ IL RACCONTO PIU’ BREVE DELL’INTERA LETTERATURA MONDIALE. E NESSUNO POTRA’ MAI BATTERMI, MA SOLO EGUAGLIARMI, PERCHE’ IL MIO RACCONTO CONTIENE UNA SOLA PAROLA.

 

Punto.

postato da: Shlimazl alle ore 09:57 | link | commenti
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venerdì, 12 maggio 2006

Vorrei poter capire senza chiedere mai

vorrei poterlo fare

ma la pelle mi stringe troppo

e il sangue continua ad arrivare al cervello

bollente e lievemente viscoso

e sono solo un uomo di provincia

e siamo tutti convinti che la natura è per noi

autoeletti predatori dei predatori

capi supremi e “mezzi Déi”

vorrei poter convincermi che abbiamo ragione

senza impazzire mai

vorrei poterlo fare tra la notte e l’alba

tra il “dormi” e la veglia

senza impazzire mai

e sapere con certezza

che non siamo solo chili di materia

su un grumo di fango che gira nello spazio

all’infinito, verso una meta che non c’è

e che non c’era mai stata

vorrei poterlo dire con certezza

che non duriamo solo pochi anni

pochissimi attimi

una bollicina di sapone nero

ma il sangue è troppo materiale

la mia pelle si lacera e si rompe

e il cervello, in fondo, è molle

e abbiamo solo un grumo di fango

che ci sembra un tesoro, ma disprezziamo

e umiliamo e sventriamo

e stupriamo con costanza

e illusione di progresso.

Vorrei morire.

Ma lo fanno già tutti.

postato da: kimala66 alle ore 13:28 | link | commenti (5)
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mercoledì, 10 maggio 2006

Tu non li vedi. Non li vedi come li vedo io. Continuano a correre, a muoversi, pur restando immobili. Pur restando perfettamente chiusi in loro stessi. Ogni giorno vanno e vengono. E anch'io, come loro, ironia della sorte, vado e vengo pur rimanendo sempre fermo.

E loro si innamorano, piangono e dormono, molto spesso pensano... a cosa? Lo sanno solamente loro. E poi leggono, scrivono, trovano sollievo dalla fatica per un paio d'ore, forse un po' di meno, forse un po' di più.

E io li accolgo tutti, uomini e donne, bianchi e neri, sani e malati, sposati e single, ricchi e barboni. A tutti spalanco le mie porte, nessuno escluso. A loro. A te. A voi.

E voi, che vi potete muovere in ogni direzione, che mutate idea ogni secondo e viaggiate verso l'ignoto... voi non sapete quanto vi invidio.

Io, che non posso cambiare. Io, che ogni giorno vedo gli stessi luoghi. Io, che per una vita intera percorro sempre la stessa strada... vi invidio. E vi odio, perchè nell'infinito spazio delle vostre possibilità, nel caleidoscopico universo delle vostre potenzialità, cercate il banale, l'ovvio, lo scontato. Cercate l'abitudine, temete il diverso, aborrite il cambiamento di chi tenta in ogni modo di cambiare.

Non avete nemmeno la vaga idea di quante opportunità per vivere "veramente" vi buttate alle spalle giorno dopo giorno...

Io lo so, ma non posso uscire da questi binari.

Io sono solo un treno.

Posso solo sperare in un vostro errore. Per deragliare, finalmente.

postato da: Shlimazl alle ore 20:08 | link | commenti
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giovedì, 04 maggio 2006

C'è questo senso ipocondriaco del voler scrivere a tutti i costi scrivere perchè si sta male scrivere perchè si sta bene ma veramente questa vita è degna di essere scritta?

C'è gente che scrive dei suoi viaggi dei suoi amori delle sue esperienze e ne ha avute miriadi di migliaia di milioni... Ma io - io che ho passato la mia esistenza tra le quattro mura di una stanza a sognare fantasticare guardando il cemento fuori da una finestra... io che posso scrivere? Che posso scrivere se non che tutto quello che mi accade lo vedo come se fossi al cinema a guardare un film? Che posso scrivere se non quello che la mia mente produce pur non facendo niente per giorni e giorni? Sono le emozioni che contano. Quelle sì che arrivano sempre. E continuano a cambiare e non so come facciano ma un giorno ci sono e poi se ne vanno a volte resistono un'ora un minuto e in solo istante cambiano - mutano in un andirivieni incessante.

C'è chi vive col corpo io vivo con la mente ed è spaventoso come questa non cessi mai di dibattersi. Il corpo a volte si riposa. La mente mai. Forse la mia è malata perchè non mi fa nemmeno dormire continua a pensare pensare pensare e mi sveglio col cuore agonizzante.

Eppure sembra tutto perfetto in questo quadro senza cornice. Sembra che tutti i colori siano al posto giusto banalizzando tinte che mai si potranno disegnare.

Ed è assurdo che l'ispirazione mi prenda anche qui in un'aula che mi fa soffocare mentre aspetto che qualcuno si degni di ricevermi.

Ed è pazzesco come la scrittura si sostituisca ai miei doveri quotidiani e ci provo a scacciarla ma lei arriva e basta. Non c'è modo di fermarla.

Ci riesce solo un crampo alla mano.

postato da: Shlimazl alle ore 10:12 | link | commenti
categorie: circolo vizioso

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