Il meshuggah dello shtetl
E tutti questi omini da dove sbucano? Non so, ma ora, inevitabilmente, li devo uccidere. Tutti, uno dopo l'altro. Lentamente.
E poi andare. Finalmente verso la meta. Ma cammino, poi corro, e quando mi parte un embolo mi fermo. Mi guardo attorno, e sono nello stesso punto in cui ero prima. Uccido altri omini, rubo loro i mezzi per spostarmi, e con estrema difficoltà arrivo. Tutti mi guardano quando passo. E tutti muoiono. Li odio, nella loro inquietante uguaglianza.
Dove vado? Sono sempre imprigionata, volente o nolente, a questo automatismo. A questo inevitabile, incorruttibile, ritmo circadiano.
Non ricordo nulla. Mi muovo come un robot telecomandato. Ma va bene così.
Finchè riesco a sopravvivere.